Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

31 dicembre 2016

ISPIRAZIONI & CO. – ANNO TERZO

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Anno strano il 2016 per le Comari.

Dodici mesi ricchi di idee, di esperimenti, di prove, di tentativi, ma anche di cambi di rotta, di ripensamenti, di abbandoni.

Un periodo di continuo e stimolante fermento, durante il quale nuove strade si sono aperte e altre si sono chiuse.

Un punto fermo, però, rimane ed è Ispirazioni & Co.

L’edizione 2017, che oggi vi presentiamo, non sarà molto diversa da quelle precedenti, solo alcune aggiustatine qua e là giusto per semplificare un meccanismo che ormai, rimaste in due, non aveva più motivo di esistere.

Dateci un’occhiata e continuate a giocare con noi!

 

Obiettivo

Ispirazioni & Co. nasce dalla voglia di liberare la propria creatività, lasciandosi ispirare dai temi, che verranno proposti mensilmente. L’intento è quello di divertirsi, incuriosirsi, scoprire, conoscere, sperimentarsi e condividere le infinite strade che può prendere un’idea.

L’obiettivo è solo uno: immergersi nel tema del mese, interpretandolo, parlandone, vivendolo.

 

Le Comari e i loro blog

Ispirazioni & Co. nasce nel gennaio 2015, dall’incontro di Barbara, Fabiola, Federica, Rosalba, le Comari.

Dopo due anni di intensa e piacevole attività, le Comari sono rimaste in due: Barbara e Federica.

Le potete trovare sui loro blog: Accidentaccio (Barbara) e Squitty dentro l’armadio (Federica).

30 ottobre 2016

ISPIRAZIONI & CO.- Stelle + Insieme Raccontiamo 14 - La stella

In un momento in cui i passaggi nell’armadio sono sempre più rari e persino il terzo compleanno del mio blogghino (17 ottobre scorso) è passato quasi del tutto inosservato, riducendosi a semplice appunto in agenda, Insieme Raccontiamo rimane l’unico appuntamento, che ancora mi spinge da queste parti.

Impossibile mancare al contest di Patricia, vero?

Neppure la raccolta di Ispirazioni & Co. – la raccolta delle Comari – questo mese ha avuto cotanto potere, perché di ispirazioni stellari neppure l’ombra. Almeno fino a ieri sera, quando rileggendo l’incipit della nostra ospite, ho avuto l’illuminazione.

Un’ispirazione che, quindi, questo mese vale doppio!

 

Vi ricordo, brevemente, le regole di Insieme Raccontiamo, anche se ormai le conoscono pure i sassi.

Dieci giorni (dal 20 del mese alla fine dello stesso) per dare un finale al suo incipit.

Due possibilità di completare il racconto (200/300 battute; 200/300 parole).

Si può partecipare, scrivendo un finale breve, un finale lungo oppure due finali diversi.

I due finali possono anche essere concatenati.

Il post può essere arricchito con un motivo musicale, con un video, con un disegno, con un’immagine.

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4 ottobre 2016

ISPIRAZIONI & CO. - STELLE - Nuovo tema, contest #ontheair, #tothestars

La raccolta di settembre non è ancora chiusa - avete ancora un paio di giorni a disposizione - e già siamo pronte a voltare pagina.

Nel primo martedì del mese, da quasi due anni a questa parte, le Comari vi regalano un nuovo tema per giocare, per ispirarvi, per creare, per mettere in moto le rotelline del vostro cervello e, soprattutto, per divertirvi.

Questo mese ve lo regaliamo anche per farvi sognare.

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Si dice che quando una persona guarda le stelle è come se volesse ritrovare la propria dimensione dispersa nell’universo.
(Salvador Dalí)

Basta per darvi l’input?

 

Se ciò non bastasse vi lanciamo una nuova piccola sfida, che – ci auguriamo – illuminerà il vostro cammino in questo mese.

#ontheair, per chi non lo sapesse, è una rubrica fissa sulla pagina Facebook e sul profilo Twitter di ISPIRAZIONINFIERA – Vite a regola d’arte. La raccolta di tutti i nostri #ontheair si trova anche in un apposita bacheca Pinterest.

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2 ottobre 2016

ISPIRAZIONI & CO. - Monet - Giverny

Come ben sapete, il mese di settembre di Ispirazioni & Co. è stato un po’ particolare, perché per puro divertimento le Comari hanno proposto due temi, che più diversi non potevano essere.

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Non è stato per nulla facile, lo sappiamo bene; non lo è stato neppure per noi. Tuttavia crediamo, che ogni tanto faccia bene cimentarsi pure in campi molto lontani dai nostri interessi e tentare strade nuove.

In attesa del tema di ottobre, che come da copione verrà reso noto il primo martedì del mese, e dopo il post relativo alla fantascienza, vi lascio il mio contributo su Monet.

 

Ci arrivai in una torrida e afosa giornata estiva di tredici anni fa, sicuramente non il momento migliore in un anno esageratamente caldo, come fu il 2003.

Ricordo un’umidità stellare amplificata dal fatto di essere in un luogo, dove piante ed acqua la facevano da padrone.

I segni di quell’estate rovente erano evidenti in ogni angolo e la bellezza del luogo probabilmente non era al suo apice, tuttavia l’emozione di esserci fu indescrivibile.

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Ci sono luoghi, che fanno parte dell’immaginario collettivo e, in qualche modo, ci sono noti, anche senza esservi mai stati.

Giverny è uno di questi.

In questo piccolo villaggio dell’Alta Normandia si trova la casa, dove Claude Monet visse per più di quarant’anni e dove il maestro morì nel 1926. Giverny non fu semplicemente la sua dimora o il luogo, dove furono dipinti molti dei suoi quadri più famosi, Giverny fu soprattutto un altro dei suoi capolavori.

Quando vi si stabilì nel 1883 la tenuta, infatti, era pressoché abbandonata e fu pian piano modificata, plasmata, dipinta quasi fosse un quadro. Giverny divenne una tavolozza, dove l’uomo, l’artista, il giardiniere seppe creare l’ambiente adatto per vivere e per lavorare.

Je suis dans le ravissement, Giverny est un pays splendide pour moi.

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Oggi tutto è rimasto come allora grazie al lavoro instancabile della Fondation Claude Monet, il cui scopo è quello di preservare questi luoghi così come li volle il grande pittore. Accurati restauri cercano di mantenere l’abitazione allo splendore di un tempo e stuoli di giardinieri lavorano tutto l’anno per rinnovare il patrimonio vegetale, pur rimanendo fedeli alla visione dell’artista.

Ogni anno più di 500.000 visitatori si recano a Giverny, per immergersi nella magia di questo luogo.

Volete essere fra questi?

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La visita non può che cominciare dalla casa.

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Non la ricordo nei dettagli e la mancanza di fotografie degli interni – vi era il divieto di fotografare – ha sicuramente contribuito ad offuscare i motivi, per i quali mi era tanto piaciuta. Rimangono, tuttavia, ben impressi nella mia mente i suoi colori: il rosa della facciata, il verde degli infissi, il giallo della sala da pranzo e l’azzurro della cucina.

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Rammento più di tutto l’atmosfera, che si respirava a Giverny, la pace che quel luogo ispirava, nonostante i molti turisti presenti.

E la luce. Ah, la luce. Gli ambienti ne erano inondati. Enormi finestre, vere e proprie vetrate, permettevano ai raggi del sole di entrare e di giocare con gli arredi e, allo stesso tempo, ti proiettavano nel meraviglioso giardino.

Adoro le case di campagna, racchiudono l’essenza di quello che, per me, è l’ideale di casa. Giverny mi aveva colpito, perché ha tutto ciò che io amo in un’abitazione. Ne ho avuto conferma stasera, rivendo quelle stanze sul sito ufficiale della fondazione. Una suggestiva visite virtuelle mi ha riportata lì. Dateci un’occhiata, ne vale veramente la pena.

La visita prosegue naturalmente nello straordinario parco.

Quando Monet acquistò la proprietà di Giverny il giardino era costituito da un frutteto e da un orto. Un lungo viale delimitato da cipressi ed abeti rossi conduceva dal cancello all’entrata della casa. Dopo accese discussioni con la moglie l’artista riuscì a far abbattere gli alberi e a sostituirli con gli archi, che oggi ancora vediamo.

Il pittore-giardiniere, trasferendo la sua abilità pittorica in quegli spazi, non smise mai di perfezionare il cosiddetto Clos Normand, trasformandolo nel giardino dei suoi sogni.

E probabilmente pure dei nostri.

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In un secondo momento Monet acquistò un terreno situato sul fondo de Le Clos Normand ed è qui che venne creato Le Jardin d’Eau. Monet affascinato da sempre dai riflessi della luce sulla superficie dell’acqua, fece di questo giardino il luogo ideale per le sue sperimentazioni.

Qui si trova naturalmente il celeberrimo stagno delle ninfee, che ispirò il vastissimo ciclo pittorico, che da questi fiori prese il nome.

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Ninfee blu, Parigi, Musée d’Orsay

J’ai peint beaucoup de ces nymphéas, en modifiant chaque fois mon point de vue, en renouvelant le motif suivant les saisons de l’année, et par suite, suivant les différences d’effet lumineux qu’engendrent ces changements. L’effet, d’ailleurs, varie incessamment. L’essentiel du motif est le miroir d’eau dont l’aspect, à tout instant, se modifie grâce aux pans de ciel qui s’y reflètent, et qui répandent la vie et le mouvement. Le nuage qui passe, la brise qui fraîchit, le grain qui menace et qui tombe, le vent qui souffle et s’abat brusquement, la lumière qui décroît e qui renaît, autant de causes, insaisissables pour l’œil des profanes, qui transforment la teinte et défigurent les plans d’eau.

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J’ai mis du temps à comprendre mes nymphéas… Je les cultivais sans songer à les peindre… Un paysage ne vous imprègne pas en un jour… Et puis, tout d’un coup, j’ai eu la révélation des féeries de mon étang. J’ai pris ma palette. Depuis ce temps, je n’ai guère eu d’autre modèle.

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Essere lì, vi garantisco, è sentirsi parte di un quadro.

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Il giardino d’acqua è stato grandemente influenzato dalla passione di Monet per il Giappone, un amore questo che si riflette anche nell’incredibile collezione di stampe giapponesi, che possiamo ammirare a Giverny.

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Nel suo giardino a Giverny, Claude Monet ha sperimentato un nuovo uso del colore e spinto lo studio della natura ai limiti dell'astrazione. La sua straordinaria libertà di esecuzione, la sua concezione rivoluzionaria dello spazio pittorico e la purezza emotiva, che emerge dalle pennellate delle sue ultime opere, hanno ispirato molti movimenti artistici.

Tutti i grandi nomi dell’arte moderna hanno elogiato Monet in quanto precursore dell’arte astratta.

Dopo la sua morte sono stati innumerevoli gli artisti, che hanno dichiarato di essersi ispirati dalla sua arte e che sono venuti in pellegrinaggio a Giverny, a cercare i segreti della luce al Giardino delle Ninfee.

(qui)

Concludo questo mio viaggio nei ricordi, segnalandovi la sezione video della Fondation Claude Monet. Se amate i fiori, non potete fare a meno di perdervi in questo spettacolo.

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Per saperne di più Fondation Claude Monet - Giverny

 

Questo post partecipa alla seconda raccolta di settembre.  




Aggiornamento del 31 agosto 2017

E non poteva non aggiungersi anche alla raccolta

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30 settembre 2016

Insieme Raccontiamo 13 - L’arcobaleno

Insieme Raccontiamo. Anno secondo. Avanti tutta.

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Dopo i bagordi della scorsa volta, Patricia ci ha rimessi tutti in riga, ristabilendo le ormai consuete regole.

Dieci giorni (dal 20 del mese alla fine dello stesso) per dare un finale al suo incipit.

Due possibilità di completare il racconto (200/300 battute; 200/300 parole).

Si può partecipare, scrivendo un finale breve, un finale lungo oppure due finali diversi.

I due finali possono anche essere concatenati.

Il post può essere arricchito con un motivo musicale, con un video, con un disegno, con un’immagine.

 

Questo l’incipit di questo mese:

Seduta sulla poltrona, alzò gli occhi dal giornale.

L’articolo le aveva fatto capire cosa doveva cercare per ottenere quello che voleva.

Lo posò, si alzò e così come era in casa uscì dirigendosi verso…

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… quel mondo grigio, dal quale si era allontanata tanto tempo prima.

A volte, lo sapeva, era necessario tornare, per riportare le cose nel loro stato originario o, almeno, per ripristinare gli equilibri alterati.

Vivere in una bolla d'aria poteva andare bene per un po', ma non era certo la soluzione ottimale.

Risolvere, questo doveva fare. Per se stessa, per tutti.

Il ritorno era sempre faticoso, lo sapeva benissimo, perché già era successo in passato di tornare, anche se questa volta era diverso. Questa volta era stata lontana per un tempo molto più lungo.

E il mondo era più grigio di quanto era mai stato.

Amava quel suo mondo, anche se non pareva fosse così, ma, pur amandolo, si era resa conto che era diventato qualcosa di sconosciuto, di intollerabile, di asfissiante.

Lei odiava quella sfumatura di grigio. Non era nero, non era bianco, non era nulla. Era quella fastidiosa via di mezzo, che le era impossibile comprendere.

Il nero almeno era un colore, nero, ma pur sempre un colore. Poteva non piacere, ma aveva una sua anima, un suo perché.

Il bianco pure. In genere riceveva maggiori consensi, era pur sempre il lato migliore della medaglia, quello che tutti prediligevano. Era un po' un colore di comodo, ne era convinta, ma pur sempre di colore di trattava.

Il grigio, invece, no. Non era niente.

La strada era lunga, a tratti faticosa, in certi momenti una vera e propria salita, ma aveva intenzione di tornare, aveva deciso.

Nulla l'avrebbe fermata.

L'abito che portava era il solito, quello che rispecchiava al meglio la sua anima, quello che indossava nella sua intimità, nei momenti in cui era veramente se stessa.

Man mano che procedeva, quelle alcune macchie di grigio, che lo avevano corrotto, scomparvero.

In breve, sul mondo, tornò a risplendere l'arcobaleno.

(299 parole)

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Questa volta, come non facevo da molto tempo, ho associato pure una canzone a questo racconto.

Immagine

 

Qui il riepilogo di Insieme Raccontiamo 13.

 

E qui sotto le mie precedenti partecipazioni a Insieme Raccontiamo:

Insieme Raccontiamo 1 - La giostra
Insieme Raccontiamo 2 - Sopra una nuvola bianca
Insieme Raccontiamo 3 - Il sabba
Insieme Raccontiamo 4 - L’angelo
Insieme Raccontiamo 5 - Collisione
Insieme Raccontiamo 6 - Anahata
Insieme Raccontiamo 7 - Il sogno
Insieme Raccontiamo 8 - L’invito
Insieme Raccontiamo 9 - Sui trampoli
Insieme Raccontiamo 10 - La resa dei conti
Insieme Raccontiamo 11 - Il cinghiale
Insieme Raccontiamo 12 - Beach party
 
All’ultimo, pure questa volta, ma ce l’ho fatta!
Impossibile mancare a questo appuntamento.

28 settembre 2016

ISPIRAZIONI & CO.- FANTASCIENZA - Star Wars Minifigures

Si può ben dire che sia fantascienza!

E non mi riferisco tanto al tema del mese di settembre 2016, che assieme a Monet sta facendo impazzire la cara Patricia.

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Mi riferisco piuttosto al fatto, che dalle parti dell’armadio ultimamente non passo davvero più. Quasi un mese dall’ultimo post, letture dei blog amici al rallentatore, partecipazione alle nostre community ridotta al minimo indispensabile per la sopravvivenza.

Insomma Vite a regola d’arte sta monopolizzando tutto il mio tempo online e sta risucchiando Ispirazioni & Co. nel pericolosissimo vortice dell’abbandono.

Questo, inutile dirlo, non mi piace. Non mi piace per nulla. Non piace a nessuna delle Comari in verità, ma al momento non riusciamo a fare di meglio.

Ovviamente si va avanti, eh! Non pensate di liberarvi di noi.

 

Prima che la raccolta si chiuda, eccomi a segnalarvi un simpatico libro, che ha fatto la felicità del Pripi, quando – in piena fase Star Wars – se lo è visto recapitare da Babbo Natale.

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Più di 1000 stickers riutilizzabili, che illustrano tutti i personaggi di Guerre Stellari in versione Lego.

Questo regalo, sappiatelo, mi è costato un periodo estenuante di interrogatori serali, in cui il pargolo, sicuramente più esperto di me, a libro chiuso, mi sottoponeva alle domande più disparate. Tipo di armi del Generale Grievous o di Shahan Alama o di Asajj Ventress? Tipo di abbigliamento del Cancelliere Palpatine o del Capitano Rex? È vero che? È falso che?

Ma mi è costato anche l’altrettanto faticosa elencazione del mio preferito nella pagina degli Alieni poco amichevoli o in quella de I potenti droidi oppure in quella de I Signori dei Sith.

A me, che distinguo a stento il Maestro Yoda dalla Principessa Leila, ammesso ci sia qualcosa da distinguere, è costato sudore questo libro, miseria. E pensare che l’ho pure suggerito io a Babbo Natale!

Il libro in questione, però, ha permesso anche di passare un interessante pomeriggio creativo, uno di quei pomeriggi cominciati in compagnia di mamma, felice come una Pasqua di poter partecipare alle attività ludiche del pupo, ma terminata in perfetta solitudine, in quanto sempre la medesima mamma non è risultata esattamente competente in materia di eroi dello spazio.

Recuperati due grandi fogli bianchi, in realtà i passe-partout delle cornici servite per i miei quadri pop art, e unitili assieme con una bella striscia di scotch, ci siamo trovati con una tela di 1,40 x 0,50 m, scenario perfetto per una battaglia stellare, come non si era mai vista.

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Da madre coscienziosa avevo tirato fuori dall’armadio tutta una serie di materiali potenzialmente utili allo scopo, gomma crepla in testa.

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Ma la prole, in giornata non mi servono suggerimenti, ignorando il ben di Dio allineato sul pavimento, aveva ben presto abbandonato il tutto, lanciandosi direttamente sui pennarelli.

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A quel punto la mia partecipazione era già diventata un optional. Unico divertimento lo scatto compulsivo per immortalare l’evento. Meglio che nulla, no?

Buoni contro cattivi era stata una scelta ovvia.

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Meno scontata la scelta del pennarello multiplo per rendere al meglio l’effetto della battaglia. Ma si fa così mi è stato detto.

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Chiaramente non poteva mancare La Morte Nera, vera macchina da guerra, riempita come un uovo di cattivi di ogni tipo.

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Saturato per bene il foglio …

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… non restava che appenderlo nella parte alta della camera, sopra la porta, dove, a distanza di molto tempo, ancora campeggia a ricordare, che il mondo è sempre fatto di buoni e cattivi.

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E questo post va naturalmente ad incrementare la raccolta, piccola piccola, di #ispirazioniandco #fantascienza.

 

Aggiornamento del 29 novembre 2017

Questo post partecipa anche a

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31 agosto 2016

Insieme Raccontiamo 12 - Beach Party

Ecco qui, come promesso a Patricia e a tutta la combriccola, il finale numero 12 di Insieme Raccontiamo. Un racconto terminato, ormai in stato catatonico e in posizione orizzontale, prima di sprofondare nelle uniche ore di sonno concesse, pochi minuti prima della mezzanotte.

Qualche ora di ritardo, suppongo, mi verrà perdonata dalla padrona di casa, ma prima proprio non ce l’ho fatta.

Un anno di Insieme Raccontiamo, dunque, un anno di storie, di risate e di divertimento. Un anno dentro ad una piccola, grande comunità, di scrittori o aspiranti tali, che ha dimostrato ancora una volta come il fare blogging sia sempre e comunque un arricchimento.

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Per l’occasione le normali regole sono state completamente stravolte. Scrive Patricia:

Niente 200/300 battute o 200/300 parole, ma libertà assoluta di far durare il vostro finale quanto volete. Resta solo il termine di scadenza fissato al 30 agosto 2016. Ma, soprattutto, divertiamoci! Prendiamoci un po' in giro!

L’incipit, corredato di una foto molto evocativa, diceva:

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2 agosto 2016

ISPIRAZIONI & CO. - PILLOLE ISTANTANEE - Val di Rabbi, mon amour

Terzo mese di pillole per Ispirazioni & Co.

E una nuova sfida: questo mese, infatti, giocheremo con le immagini.

Prendiamo dunque la nostra macchina fotografica o i nostri dispositivi mobili ed andiamo a caccia.

Apriamo i vecchi album di fotografie e condividiamo ricordi.

Immagini vecchie o nuove, poco importa, ma che siano vostre e solo vostre.

Raccontateci un’emozione!

Quella che avete provato in un momento preciso, in un posto particolare, davanti ad una persona speciale.

Non dimenticate gli oggetti. Legati alla vostra quotidianità, trovati per caso, sognati, immaginati.

Tutto ciò che vi ha colpito, entusiasmato, impressionato e avete catturato in un’immagine sarà per noi #pilloleistantanee.

 

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C’è un luogo, il cui nome per me è sinonimo di pace, tranquillità, relax e, più di tutto, recupero di energie.

È un minuscolo campeggio quasi in cima alla Val di Rabbi, dove più volte sono stata in camper e dove continuo ad andare volentieri. Da anni ormai un punto di riferimento nella mia vita #ontheroad.

Tecnicamente è un’area di sosta, ma non ha nulla a che vedere con una comune area di sosta.

28 luglio 2016

Insieme Raccontiamo 11 - Il cinghiale

Questa volta arrivo puntuale, anzi sono pure in anticipo, ma dopo il mega recupero delle puntate 8, 9 e 10, non potevo certo rischiare di perdermi l’evento, dopo essermi infiltrata nelle raccolte passate con un ritardo scandaloso.

Sì, perché Insieme Raccontiamo di Patricia Moll è ormai un evento imperdibile.

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Le regole sono note, ma le ripeto per chi volesse cimentarsi per la prima volta o avesse un’improvvisa amnesia.

Dieci giorni (dal 20 del mese alla fine dello stesso) per dare un finale all’incipit della padrona di casa, seguendo sempre le solite regole:

  1. un incipit, due possibilità di completare il racconto (200/300 battute; 200/300 parole);
  2. si può partecipare, scrivendo un finale breve, un finale lungo oppure due finali diversi
  3. i due finali possono anche essere concatenati;
  4. il post può essere arricchito con un motivo musicale, con un video, con un disegno, con un’immagine

 

Questa volta l’Innominata ha declamato:

 

Odore di muschio. Di foglie in decomposizione.
Nel bosco, sotto a quel guazzabuglio di querce olmi e acacie, alte da sembrare volerlo solleticare e spesso da oscurarlo, il cielo era sparito.
Si chinò ad annusare lo stesso odore di allora quando...

19 luglio 2016

Insieme Raccontiamo 8, 9, 10 - Il recupero

Quando mi prende la fissa, non c’è nulla da fare. Mi rimane il tarlo, che rosica, rosica e rosica.

Ecco che, allora, avendo ripreso le attività bloggherecce dentro l’armadio e, nell’ordine, avendo ubbidito alle direttive della Comare Maggiore e scritto finalmente, dopo un tempo biblico, qualche pensiero sul libro di Massimiliano Riccardi, mi accingo a completare l’opera, cercando di recuperare le sole tre puntate mancanti di Insieme Raccontiamo, l’ormai noto contest di Patricia Moll.

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Non è che voglio fare la brillante, ma mancare mi è proprio scocciato tanto.

L’iniziativa è bella, divertente, piacevole. Gli incipit di Patricia sono sempre molto stimolanti ed aiutano a tenere allenate le rotelline del cervello.

Ma non è solo questo, mi è mancato il clima, che si ritrova ogni volta; mi sono mancate le persone; mi sono mancati, naturalmente, i racconti che, giuro, leggerò tutti (anche se qualcuno, in verità, l’ho già letto).

Insomma ho deciso di provarci.

 

Ricordo brevemente le regole per partecipare.

Dieci giorni (dal 20 del mese alla fine dello stesso) per dare un finale all’incipit della padrona di casa, seguendo sempre le solite regole:

  1. un incipit, due possibilità di completare il racconto (200/300 battute; 200/300 parole);
  2. si può partecipare, scrivendo un finale breve, un finale lungo oppure due finali diversi
  3. i due finali possono anche essere concatenati;
  4. il post può essere arricchito con un motivo musicale, con un video, con un disegno, con un’immagine

17 luglio 2016

Dalla parte di Joshua. Una “pillola” per Massimiliano Riccardi

Tutto cominciò con un volume contenente due racconti di Agatha Christie, La morte nel villaggio e C’è un cadavere in biblioteca. Un libro, primo di una serie di quattro, acquistato tramite il Club degli Editori in tempi molto molto lontani.

Non ne sono certa al 100%, ma penso sia stata la mia prima vera scelta, ché prima le letture erano sempre piovute dal cielo sotto forma di regali.

Ricordo perfettamente il giorno, in cui il libro arrivò. Ricordo ancora meglio quanto mi piacque e il conseguente colpo di fulmine per la regina del giallo. Nel giro di qualche anno acquistai e lessi tutti i suoi libri – un’ottantina circa – ancora oggi gelosamente schierati nella mia libreria.

Mi si aprì un mondo e, con il tempo, conobbi vari altri autori, non tantissimi, che adottai come miei preferiti.

Gialli, noir, thriller non feci distinzione: la cosa importante è che ci fosse qualcuno, che – in maniera delicata o meno – accompagnasse qualcun altro all’altro mondo.

Mi sono fatta una cultura in fatto di omicidi, questo è indubbio.

Ecco perché, approdata da poco sul blog di Massimiliano Riccardi e scopertolo novello scrittore, non ho potuto fare a meno di ordinare il suo libro.

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16 luglio 2016

ISPIRAZIONI & CO. - PILLOLE DI LIBRI - Joanne Harris–Un gatto, un cappello e un nastro

Io le #pilloledilibertà le ho prese alla lettera, nel senso che, scritto il post di presentazione, non ho più scritto mezza riga. Cioè, no, non è esatto, ho scritto e continuo a scrivere su Vite a regola d’arte, ma qui nel caro vecchio armadio, non ci ho più messo piede.

Penso di non aver mai lasciato passare così tanto tempo fra un post e l’altro, da quando ho aperto il blog. Scandaloso, lo so. Ma che ci volete fare? Le vacanze, la prole a casa, il tempo al pc che è sempre troppo poco, soprattutto il fatto che io, stato psicofisico pietoso, proprio gna posso fà, tutto rema contro.

Oggi, profittando di un tranquillo weekend di totale ed assoluto relax, di inusuale silenzio, di solitudine ritemprante, ho cominciato a smaltire arretrati, facendo quelle due o tre cosette, che una brava blogger dovrebbe fare puntualmente e con regolarità: rispondere ai commenti, intervenire nelle community, leggere e commentare qualcuno dei duemila post arretrati (che ultimamente manco le comparsate ci sono state). Riprendere il filo del discorso insomma.

C’è anche da dire che l’altro giorno, la Fanelli, Comare Maggiore, mi ha fatto il cazziatone, perché non ho ancora scritto il post per la nuova raccolta.

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Quindi, ecco, il ritorno è stato obbligato.

 

7 giugno 2016

ISPIRAZIONI & CO. - PILLOLE DI LIBERTÀ - La scuola è finita!

Modalità estiva on!

Sì, da oggi e per i prossimi tre mesi, i ritmi saranno più lenti ad Ispirazioni & Co. Non smettiamo di giocare, ma abbiamo deciso di prendercela con più calma.

Il periodo appena trascorso è stato decisamente pieno e frenetico per le Comari tutte. Stimolante senza dubbio, ma abbastanza impegnativo. L’apertura del nuovo blog ha richiesto molto lavoro e, inutile dirlo, per raggiungere il nostro obiettivo abbiamo fatto gli straordinari. Questo ci ha, inevitabilmente, allontanato un po’ dai nostri gruppi (Facebook e Google+) e dalla raccolta di Ispirazioni & Co. Meno contributi, meno post, meno tutto.

Ma Ispirazioni non si ferma.

Per il periodo estivo abbiamo pensato ad una formula nuova, diversa, più veloce.

Le pillole di Ispirazioni & Co. saranno post brevi, da scrivere sotto l’ombrellone, nella pausa tra una gita e l’altra, durante il riposino pomeridiano.

Le pillole saranno rapide pennellate, saranno impressioni, saranno emozioni.

Le nostre/vostre pillole saranno una fotografia, una citazione, un pensiero, una canzone.

Le pillole estive saranno un po’ come la versione breve di Insieme Raccontiamo, solo poche battute per scrivere una storia. Sforzo minimo, ma risultato comunque interessante.

Naturalmente non ci saranno limiti al numero di caratteri e non verranno certamente esclusi i post di tipo tradizionale e/o i progetti impegnativi. Chi partecipa entrerà di diritto in raccolta. Diciamo solo che vogliamo vedere come ve la cavate a fare qualcosa di diverso.

 

23 maggio 2016

Barbara, Fabiola e Federica: amiche a regola d’arte

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Sì, lo so, non buco esattamente lo schermo, ma, considerando che già il selfie mi viene sfigato, il video qui sopra è quanto di meglio possa offrire il convento.

Non ho resistito, perdonate, ma l’occasione era troppo ghiotta. Una sorpresina per questo grande giorno ci voleva tutta! Darei una mano, ora, per vedere la faccia delle Comari.

Ma non perdiamoci troppo in chiacchiere, arriviamo al sodo.

Prima di tutto vi consiglio di andare a leggere ciò che hanno scritto Barbara e Fabiola. E, vi dirò, ci vado pure io, perché sono curiosissima.

In secondo luogo vi suggerisco, se non siete troppo pratici, di prendere un po’ di dimestichezza con i social, perché lì troverete molti contenuti extra, che nel blog non appariranno. Mica vorrete perderli, vero?

Infine vi invito a buttarvi nell’avventura insieme a noi.

22 maggio 2016

It’s Isp & Co. TIME: CLOSED!

 

Tempo di cambiamenti in Casa Comari.

Un altro? Sì, un altro.

L’addio di Rosalba, di cui avrete senza dubbio letto qui, ha ridimensionato l’iniziale formazione comaresca e ha portato ad una situazione che, come cantava Domenico Modugno in una nota canzonetta, si può riassumere così:

Siamo rimasti in tre,
tre somari e tre briganti,
sulla strada longa longa di Girgenti.

Ops …

Siamo rimaste in tre,
tre Comari e tre birbanti,
sulla strada longa longa dei mutamenti.

Le tre briganti-birbanti, insomma, liberatesi della Rosy smile, che comunque prezzemola  e scorazza ancora leggiadra nei gruppi,  tenendo superbamente alto il morale delle truppe, si sono ritirate in conclave a lavorare, facendo poche e mirate uscite pubbliche, giusto giusto per assolvere alle normali incombenze quotidiane, bloggescamente parlando si intende.

Gli ultimi mesi sono stati pieni pieni, ricchi ricchi, intensi intensi ed hanno portato a decisioni precise nelle nostre attività ISPIRAZIONevoli.

Quella di cui vi voglio parlare oggi è la chiusura delle pagine It’s Isp&Co. TIME. Tutte al gran completo: Facebook, Google+ e Twitter.

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Un’esperienza interessante It’s Isp&Co. TIME! Divertente, stimolante, illuminante. Un momento breve, un test significativo, un esercizio prezioso. Ma che ha esaurito la sua funzione.

Per cui, quando vedrete questo cartello sulle nostre pagine …

26 aprile 2016

ISPIRAZIONI & CO - Giochi - Restauro di una bambolina

Nella mia to do list compaiono tutta una serie di voci relative a lavori più o meno creativi, che non hanno alcuna utilità pratica, se non quella di placare quel prurito alle mani che viene, quando piglia la voglia di fare solo per il gusto di fare.

Ispirazioni & Co. in questo senso aiuta parecchio, perché – oltre a dare input e stimoli per affrontare i vari temi mensili – fornisce anche una valida giustificazione per cimentarsi in simili lavori fondamentalmente inutili, ma che – chissà come mai – sono pure quelli che spesso danno maggior soddisfazione.

È così che ho aperto quella scatola,

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dalla quale sono emerse, in condizioni abbastanza pietose, le superstiti della mia infanzia.

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19 aprile 2016

La “mia” casa della Barbie

Tutto ebbe inizio, quando, sul finire degli anni ‘70, mi fu regalata l’allora modernissima macchina della Barbie.

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(foto del web)

Dire che era fantastica è poco: linea affusolata,  colore decisamente grintoso, adesivi … ops stickers (parliamo moderno, va) … molto fashion, che consentivano di decorarla completamente (anche se la libera interpretazione delle istruzioni non era contemplata), motore che si presumeva essere rombante.

Il dettaglio che mi faceva andare fuori di testa era il vano per le musicassette. Sì, le musicassette, ve le ricordare? Quelle strane cose che si usavano per ascoltare la musica e che ora sono ormai finite nel dimenticatoio (quasi, perché io a volte le rispolvero). Quel minuscolo spazio collocato giusto in mezzo ai due sedili, proprio in corrispondenza del cambio, poteva contenere ben tre altrettanto minuscole cassettine, che avevano il loro bell’adesivo (giallo, azzurro e rosso) e la scritta pop, rock e qualche altro genere musicale di cui non ho memoria. Che il pop fosse azzurro e il rock giallo non è che una supposizione, perché davvero non riesco a ricordare. Però erano tre ed erano facilmente distinguibili grazie ai colori.

La macchina della Barbie, inspiegabilmente, perché non mi capacito ora di come un mezzo così sportivo potesse averne uno, aveva il gancio per il traino. E questo fu ciò che cambiò le sorti dei miei giochi per molti e molti anni a venire.

Dovete sapere che, dall’età di cinque anni, ho sempre trascorso le mie vacanze in campeggio, quindi per deformazione mentale una macchina con il gancio di traino non poteva non contemplare una caravan a seguito. Ovviamente a quei tempi non esisteva nulla di simile in commercio, per cui ebbi la geniale idea di domandare a mio padre, che si dilettava nei lavori manuali più diversi, di costruirmi la caravan da agganciare a quell’automobile.

Senonché mia madre, dotata di maggiore senso pratico, suggerì la realizzazione di un altro gioco, sempre legato al mondo della Barbie, il sogno proibito di tutte le bambine della mia età.

Questo!

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(foto del web)

Compariva ovunque possibile, te la mostravano alla tv, ne parlavano tutte le compagne di scuole e chi, come me, aveva dei genitori senza cuore che si rifiutavano di comprarla, era praticamente sull’orlo della disperazione.

I genitori avevano comunque ragione. Il gioco, che costava la bellezza di 25.000 lire dell’epoca, era veramente una schifezza, uno specchietto per le allodole con i fiocchi. I mobili erano praticamente tutti disegnati su uno sfondo di cartone, che lasciava parecchio a desiderare e l’unica cosa degna di nota era il famosissimo ascensore giallo, che conoscevano pure i sassi.

Mio padre, ovviamente, non se lo fece ripetere due volte e decide di mettersi all’opera praticamente subito. Ed io? Io abbandonai in tempo zero l’idea della caravan per buttarmi anima e corpo nella nuova avventura.

Non ricordo esattamente come andarono le operazioni di costruzione, so solo che alla fine ne uscì un capolavoro di dimensioni spropositate, un vero palazzo, che occupava uno spazio notevole della terrazza di mia nonna; una villa su tre piani, con giardino su veri livelli, dotata di piscina e garage attiguo.

Esiste una sola fotografia di quella casa, perché ai miei tempi le fotografie erano considerate qualcosa di sacro e non se ne facevano così tante come ora. L’idea poi di fotografare un giocattolo probabilmente era considerata pure bizzarra, ma io ringrazio oggi la mia cocciutaggine per essere riuscita ad immortalare la mia meravigliosa casa di Barbie.

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Sì, sì, quella intenta a giocare – ma era solo una posa in funzione della foto, lo ricordo benissimo – sono io.  Era l’estate del 1979 ed avevo undici anni. Tenete, però presente, che nei successivi sei o sette anni, praticamente fino a quando ho avuto il moroso, il tempo per la mia casa di Barbie c’è sempre stato!

Ora che l’avete vista, vi voglio però raccontare un po’ di segreti di quel palazzo, vi voglio mostrare cioè quello che non si riesce a vedere da questa unica foto un po’ sfuocata.

La casa era costruita in compensato ed aveva pareti e pavimenti interamente foderati di carta adesiva, che creavano ambienti diversi e si armonizzavano (abbastanza) con i mobili che vi erano contenuti. Il gusto, certo, era quello degli anni ‘70 e, probabilmente, mio padre aveva preso le carte adesive che era riuscito a trovare. Riguardandola ora, in effetti, mi pare una grande carnevalata, eppure io l’adoravo.

Il piano terra, a livello del giardino, ospitava una cucina a tutta larghezza, nella quale avevo messo dei giochi, che non avevano nulla a che fare con il mondo della Barbie, ma che per dimensioni vi si adattavano perfettamente. C’era una zona moderna sulla sinistra e una più classica sulla destra.

La parte moderna era costituita da questa cucina all inclusive, dove Barbie preparava manicaretti e prelibatezze. Vi prego di non guardare le condizioni di questo giocattolo, riesumato ieri pomeriggio dalla cantina giusto il tempo della fotografia, e in attesa – forse – di un restauro come tutti gli altri mobili di quella casetta.

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La parte più classica era, invece, un piccolo gioiello, cioè sarebbe stato un vero gioiello, se mio padre non avesse commesso l’eresia di rivestirlo completamente di carta adesiva finto legno per renderlo più moderno. La scelta, oggi, fa accapponare la pelle, ma in quel momento pareva una vera genialata.

I pezzi di quella cucina classica erano appartenuti alla mia mamma. Un vera cucina, in vero legno, sulla quale un giorno – giuro – riuscirò a mettere mano per un restauro filologicamente perfetto, recuperando il colore originale – un delizioso azzurro anni ‘50 – cucendo la tendina dell’acquaio e  ripristinando i vetri della credenza che, come mia madre continuava a ripetere, erano realmente in vetro.

Oggi di quella meraviglia rimangono mobili sbiaditi e scrostati, ma depurati dall’orrenda carta adesiva che, in un moto di ribellione, avevo eliminato, seppur non completamente, anni fa.

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Il primo piano ospitava il salotto e – inizialmente contro la mia volontà – la camera del Big Jim.

Big Jim ovviamente non era mio, ma di mio fratello, e con Barbie non aveva nulla a che fare, era proprio un altro gioco, pure in scala diversa. Ma il problema non era tanto questo, nessuno nasce perfetto. Il problema stava nel fatto che Big Jim si prendeva troppe libertà con Barbie. Avete idea di quante volte mio fratello mi abbia fatto trovare il suo Big Jim nudo dentro il letto di Barbie? Ovviamente con Barbie, pure lei molto poco vestita. Inutile dire che la cosa mi faceva andare in bestia, perché il povero Ken, compagno universalmente noto di Barbie, quello con il mascellone, che naturalmente avevo, faceva immancabilmente la parte del cornuto.

Comunque, dicevo, Big Jim in quella casa aveva la sua cameretta anche questa costruita dal mio papà. Pure qui naturalmente sarebbe necessario un restyling  pesante o quantomeno una pulizia accurata. Gran parte della carta adesiva si è staccata dall’armadio, un’anta dello stesso è penzolante, la libreria che qui pare sbilenca in verità andrebbe appoggiata contro una parete, perché non è fatta per rimanere in piedi da sola. Però, insomma, i mobili originali erano questi.

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Il salotto, invece, originale anni ‘50, era pure questo appartenuto a mia madre. La foto lo mostra in condizioni pietose, ma basterebbe una bella spolverata e il tessuto con cui è ricoperto tornerebbe al suo colore originale. Al mobile manca un pezzettino – c’era c’era – e la radio ha le manopole un pochino storte. Eppure non mi separerei da questi vecchi giocattoli manco morta.

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A completare l’ambiente c’era un vecchia credenzina in legno, che costituiva il pezzo antico che in ogni casa fa la differenza. Credo provenisse dalla Boemia. Pure questo era di mia madre.

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In un salotto così classico non poteva mancare il caminetto, che mio padre aveva creato con dei mattoncini di marmo (vero) provenienti dalla sua ditta. Aveva, infatti, un’impresa di marmi, graniti e porfidi, che durante la costruzione di casa Barbie era senza dubbio tornata utile! Del povero caminetto non rimane oggi che la parte inferiore.

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L’ultimo piano era naturalmente occupato dalla camera di Barbie. Questa camera, decisamente anni ‘70, ha subito l’anno scorso un completo restauro che l’ha trasformata totalmente. E’ stato il mio primo progetto per Ispirazioni & Co.: il progetto parigino. Ne potete leggere qui.

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Accanto alla camera c’era il bagno. Il famosissimo bagno con la pompetta per produrre la schiuma, con le finte vetrate fiorite e con accessori rosa confetto, che venivano conservati gelosamente per il timore di perderli.

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(foto del web)

Poi c’era il giardino.

Completamente foderato di carta adesiva verde smeraldo per simulare un perfetto prato all’inglese, era contornato da tutta una serie di mattoncini in marmo bianco alternato a marmo scuro (nella foto di riescono ad intravvedere). Aveva naturalmente delle aiuole, che erano chiaramente rivestite di carta adesiva marrone, come la terra. Aveva soprattutto, nella parte centrale, la piscina creata in vero cemento e dipinta di azzurro, nella quale Barbie poteva praticamente fare solo il pediluvio da quanto era bassa, ma questo era un dettaglio, che ovviamente a me non interessava.

Il giardino aveva tavolo e sedie, sdraio e dondolo. Tutti mobili che con Barbie non avevano nulla a che spartire, ma per dimensioni erano perfettamente adattabili. Questi mobili non esistono più e non mi è possibile neppure ritrovarli nel web, visto che non ricordo minimamente di che marca fossero.

Naturalmente la mia Barbie, come me, andava in campeggio. Aveva il camper e pure la tenda (che in foto però, stranamente non compare, il che mi fa supporre fosse andata distrutta prima dello scatto), anche se gli accessori non erano gialli come nella foto qui sotto, ma arancioni.

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(foto del web)

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(foto del web)

C’era anche il garage con tanto di scritta e basculante funzionante. Per par condicio, visto che Barbie era padrona incontrastata dell’intero stabile, ospitava la jeep da caccia grossa di Big Jim (il maniaco di cui ho parlato prima), quella con la rete per catturare il rinoceronte. Naturalmente c’era il rinoceronte, ma non ricordo ora se avesse il permesso di scorrazzare liberamente sul prato inglese.

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(foto del web)

Faceva compagnia al rinoceronte uno splendido cavallo nero (di Big Jim), che a giudicare dalla sella di chiara impronta indiana non doveva essere facilmente cavalcabile da una Barbie principessa/amazzone. Ma pure questo era un dettaglio irrilevante.

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(foto del web)

Sulla jeep, di tanto in tanto, si caricava il gommone di Big Jim, con il quale l’allegra compagnia si faceva qualche giretto: il fuoribordo di famiglia insomma.

A completare il tutto, collocato strategicamente sopra il garage, c’era il salone di bellezza di Barbie: una vera beauty farm casalinga. Al momento se ne sta in cantina, chiuso dentro la sua scatola originale, l’unica rimasta.

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(foto del web)

Vi risparmio la lista degli abiti di Barbie (tutt’ora esistenti), di borse, scarpine e stivali, valige di vario tipo, accessori di bellezza e altri oggettini mignon che erano stipati dentro i mobili di questa casetta.

Manca solo un dettaglio per completare il quadro. Accanto alla villa di Barbie stava – defilata ma non troppo – la casetta della Famiglia Felice, con tanto di Famiglia Felice naturalmente (ve ne ho già parlato qui). Nella foto non compare, perché – ricordo benissimo – l’unico scatto concesso alla casa di Barbie doveva ritrarla al meglio della sua forma, senza contaminazioni esterne insomma. Ma la Casa Felice c’era e faceva parte di questo grande gioco che ha reso davvero incredibile la mia infanzia/adolescenza.

La casa di Barbie, durante la brutta stagione, quando non si poteva stare in terrazza a giocare, veniva chiusa. Il giardino veniva sollevato e appoggiato nella sua parte anteriore; un telo fermato da una corda la ricopriva tutta, affinché lo sporco non potesse rovinarla. Era un’operazione che svolgevo personalmente e che non permettevo a nessuno di fare. Così come non permettevo a nessuno di farvi le pulizie di primavera. La casa di Barbie era sacra ed intoccabile.

Quando il tempo dei giochi finì definitivamente fui io stessa a smontarla, così come fui io a preparare tutte le scatole per riporre il suo contenuto. Non fu facile, ricordo benissimo quella giornata, ma la morte del nonno e la successiva ristrutturazione di casa sua costrinsero a delle scelte precise.

Ho pensato tante volte di ricostruire la casa della mia Barbie, solo e semplicemente per il gusto di farlo, ma purtroppo non ho un posto adeguato dove tenerla e sarebbe quindi uno sfizio un po’ troppo impegnativo.

Sono comunque contenta che alcune parti di quella casa abbiano avuto nuova vita. Mi riferisco in particolare all’automobile (diventata una macchina da corsa) e al camper (trasformato in un camion da carico) ambedue usate dal Pripi per almeno tre anni e, naturalmente, alla camera di Barbie, che ho regalato dopo il restauro a mia nipote.

Ci sarebbero ancora tante cose da sistemare e, volendo, da regalare. Ma questo secondo passaggio – chissà come mai – non mi risulta proprio proprio così spontaneo. In cantina rimangono ancora due o tre scatoloni Barbie- friendly ed ho proprio l’impressione, che rimarranno lì ancora per tanto.

 

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AGGIORNAMENTO del 22.04.2017
 
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