Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

27 marzo 2014

UN TÈ DENTRO L’ARMADIO (11/2014) - Il mobiletto del bagno

È stato amore a prima vista: l’ho visto e ho esclamato senza esitazione alcuna Questo lo teniamo!

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26 marzo 2014

Mamme in difficoltà #1 - La risata

MD002200Il giorno in cui ho avuto la certezza matematica di essere incinta era un lunedì, me lo ricordo benissimo.
 
Ricordo di aver affrontato la prova della verità con una calma assoluta, senza la più minima esitazione, consapevole.
 
Quella volta era diverso dalle altre volte, era chiaro, perché quella mia tranquillità era già di per sé sospetta.
 
I cinque giorni precedenti, quelli in cui cominci a contare con il fiato sospeso … 1, 2, 3, 4, 5 … erano stati leggeri, ero come in una bolla, e fluttuavo nell’aria senza preoccuparmi più di tanto, senza domande, senza preoccupazioni, nel silenzio.
 
Fluttuavamo in due, in verità, senza fare neppure mezza parola a riguardo, ed era bello librarsi nell’aria in compagnia, senza dire nulla, parlando d’altro, come se quei giorni fossero altri giorni, giorni normali.
 
La camminata nel bosco, il giorno prima, era stata piacevole e rilassante e l’attenzione era focalizzata più che altro sui funghi, in fondo era settembre, no? Eravamo nel pieno della stagione e la butada magari c’era pure stata. Mica si poteva perdere l’occasione di portarsi a casa un lauto pasto.
 
Era tutto talmente normale, che non vedevo davvero il motivo di agitarmi.
 
Poi, con il verdetto in mano, sono scoppiata a ridere.
Semplicemente.
 
Una risata di quelle che partono dal fondo e salgono su, di quelle che ti danno soddisfazione, di quelle che fai, quando stai bene, di quelle che escono tutte d’un fiato e travolgono chi ti sta davanti, solo che davanti non c’era nessuno.
 
Sono quelle risate che non sono solo gioia, sono sfida, sono ironia, sono grinta, sono energia. Sono le mie risate, insomma. Quelle che sembrano strafottenti, ma non lo sono, che paiono prese in giro, ma non lo sono,  che molti non sanno capire, quando da capire c’è ben poco.
 
E’ cominciata così, ridendo.
 
Come vedete mi sono lanciata nell’avventura.
 
 
 
AGGIORNAMENTO Questo è stato l’unico post scritto per Mamme in difficoltà e per un po’ è stato ospitato anche su quel blog.
 

20 marzo 2014

UN TÈ DENTRO L’ARMADIO (10/2014) - I’m back

Ok, gente, oggi grandissima giornata! Di quelle che ti fanno vedere gli uccellini svolazzanti sopra la testa, magari due o tre stelline di contorno e ti fanno alzare quasi di due o tre spanne sopra al livello del terreno.

Impazzita? Ma noooooooo, non sono impazzita. Sono contenta, ho il cervello che sta macinando e macinando idee, le mani che prudono e, beh, le solite 24 ore sfigate. Però dai, non abbattiamoci, è una bella giornata di sole e ci sono parecchie novità.

Naturalmente questo non è il post programmato per oggi, direi che non gli si avvicina neppure. Ma è uguale, no? Questo non è il mio blog? Non sono io che decido cosa scrivere secondo l’estro del momento? E allora il cambio di rotta all’ultimo minuto ci sta anche.

17 marzo 2014

Oggi VOGLIO!

Va bene, gente, io mi sono rotta le palle! E lo dico in maniera brutale, perché spero in questo modo di ottenere un qualche risultato apprezzabile.

Chi mi conosce dovrebbe aver capito come sono fatta (dico dovrebbe, perché a volte mi viene anche il dubbio), chi mi ha conosciuta sul blog probabilmente si sta già facendo un’idea in proposito e del resto i motivi per cui io ho creato Squitty dentro l’armadio sono ormai noti.

Il tragico è che ho sottovalutato il potere della blogosfera e i buoni propositi iniziali (creare il blog per mettere ordine nei miei hobbies e nelle mie passioni) se ne sono andati ben bene su per il camino, visto che il blog stesso è diventato passione e passatempo e hobby e divertimento (voi che il blog ce l’avete, di sicuro capite perfettamente quello che voglio dire).

E quindi? Quindi il tempo per la moltitudine dei miei interessi si è ulteriormente ridotto e, se già prima ero in difficoltà nel gestire il mio tempo libero, adesso non combino veramente più nulla.

Falso problema – direte voi donne lavoratrici – ed avete ragione, perché io ho sicuramente più tempo a disposizione rispetto a voi e ho la possibilità  di fare qualcosa in più di una, che se ne sta fuori casa dalle quattro alle otto ore al giorno o forse più. Tutto vero, ma questo non significa che io riesca comunque a fare tutto quello che vorrei.

I motivi sono molteplici: chi ha più tempo, crede di potersi prendere mille impegni, con se stesso o con altri, e di poter gestirli tutti con facilità; chi ha più ore a disposizione si mette a fare cose, impensabili per chi ha i minuti contati; chi è più libero di gestire le proprie giornate e in più – come nel mio caso – ha pure una certa predisposizione alla creatività oppure ha parecchi interessi sperimenta tutto e di più, si appassiona ad ogni cosa e – alla fine – soccombe, perché la giornata è sempre la stessa per tutti, i doveri familiari comunque hanno la precedenza, gli imprevisti non risparmiano nessuno e, tante volte, la voglia di portare avanti i propri progetti non c’é.

Grave? Certamente no! Le cose gravi sono altre. Un problema? Neppure, perché il termine problema non può essere applicato alla sfera dei passatempi. Una scocciatura? Sì certo! Un disagio? Assolutamente sì! Almeno per me, perché io sono così e perché io è così che lo vivo.

L’inattività mi deprime; non riuscire a fare quello che voglio mi mette di cattivo umore; io ci sto male veramente, non scherzo. Meno riesco a fare, più mi butto giù; più le mie cose sono relegate in fondo alla lista, peggio mi sento. Ovviamente me la metto via, perché è evidente che, anche a casa mia, esistono delle priorità e le mie cose non lo sono di certo, anche a casa mia i programmi spesso saltano, anche a casa mia ci sono gli imprevisti.

In molti casi, comunque, la colpa non è di altri, perché sono io che mi complico la vita. Il dialogo che trovate in home page sotto il titolo (e che non è inventato) mostra la via per la soluzione del mio problema esistenziale, lo so, e non è un caso che sia lì. Ciononostante è come non ci fosse, perché io non faccio mai una sola cosa per volta, semplicemente perché non ne sono capace. E se la faccio, inevitabilmente, comincio a pensare a quello che ho lasciato indietro, a quello che ancora rimane in attesa e, peggio, a quello che potrei ancora inventare (lo spiego anche qui). Una sorta di ansia da prestazione, neppure mi pagassero per ottenere dei risultati.

Tutto ciò è irragionevole, non ha il minimo senso, è controproducente e porta con sé una miriade di altre conseguenze che non sto qui ad elencare. Però è così, punto.

Tutta questa menata di oggi per dire cosa (vedi di arrivare al punto che ci stiamo addormentando!!!)? Per dire che voglio interrompere questo circolo vizioso, voglio diventare più disciplinata, voglio smetterla di rimandare questo e quello perché … (segue lista lunghissima di scuse assurde che vi risparmio).

E come? Ah, ah ah … io non ho trovato la soluzione, purtroppo. Non l’ho trovata, perché se avessi in mano la chiave per risolvere l’enigma, per rispondere alla domanda come posso far rendere al massimo il mio (poco o tanto) tempo libero?, probabilmente avrei già brevettato il metodo e me ne starei su una spiaggia delle Maldive, vista la pioggia di denaro che mi sarebbe piovuta sulla testa!

Me ne sono pensate tante, ma così tante che ci potrei scrivere un trattato, ma non sono mai rimasta soddisfatta delle conclusioni, alle quali sono via via arrivata. L’ultima è quella che vi espongo qui di seguito. L’ennesima mia follia, ok!

Sapete di sicuro che io partecipo attivamente al divertente gruppo di Koko Pi, la regina del decluttering. Lo conoscete, no? Se ancora non siete andati a dare un’occhiata, lo trovate qui.

Va bene, ma cosa c’entra? C’entra, c’entra. Più di quello che pensate.

Nonostante io sia molto scettica sul metodo proposto e non abbia la più minima intenzione di diventare una Donna Volante, ché mi viene un po’ l’ansia a fare i mestieri di casa con il tempo contato, con l’orologio al polso, le scarpe magiche ai piedi e i Comandamenti che arrivano via mail, resto quotidianamente affascinata dal fatto che comunque il Signor Fly Lady (che è in realtà immagino sia una Signora, perché non potrebbe essere altrimenti) ci abbia provato ed abbia creato questo sistema per aiutare le donne in difficoltà con la gestione della casa.

(ci arrivi al punto, si o no?)
(un attimo, è lunga spiegare cosa mi è frullato in testa in questo periodo di inattività)

Resto maggiormente compiaciuta del fatto che in questo gruppo – come in molti altri gruppi – si sia creato, nonostante le diverse opinioni, un clima di solidarietà femminile, che definire splendido è poco. I risultati ottenuti sono un punto a favore di tutta la squadra, le sfide vinte sono quasi merito di tutte, le delusioni vengono condivise e gli incoraggiamenti non mancano. Insomma mi pare che darsi man forte vicendevolmente, condividere le frustrazioni e le speranze di diventare una super donna di casa, o perlomeno di non essere un caso disperato, alla fine funzioni.

La mia domanda a questo punto è, forse cominciate ad intuirlo, un metodo del genere sarebbe applicabile alla sfera degli interessi personali o delle cose che sarebbe opportuno fare per sé stessi? La politica dei piccoli passi e dell’imporsi una regola quasi ferrea potrebbe portare alla soluzione di questo dilemma? La forza del gruppo riuscirebbe a farsi sentire anche nel campo del piacere personale oltre che in quello del dovere (ché qui ci pensa egregiamente Koko!)?

Insomma, donne della rete, cominciamo a pensare – insieme - anche al rovescio della medaglia? Al lato B? Che, essendo sempre rovescio e sempre B, parte in ogni caso svantaggiato, ammesso che riesca a partire? Cominciamo a pensare un po’ decentemente a noi stesse e a quello che ci piace fare? E, soprattutto, dopo aver pensato (e io penso molto), ci impegniamo a tradurre in fatti quello che abbiamo progettato?

È ben vero che, l’altro giorno, Sabrina ha scritto, in risposta ad un mio commento, credo che pensare intensamente sia il 75% del lavoro, ma è anche vero che pensare solo mi ha decisamente stufato!

Quindi, se siete d’accordo, se anche voi vi siete stancate, da domani, diciamo insieme

Oggi VOGLIO!

https://www.facebook.com/groups/OggiVOGLIO/


AGGIORNAMENTO Il gruppo è stato chiuso!

13 marzo 2014

UN TÈ DENTRO L’ARMADIO (9/2014) - Astrid Lindgren–Karlsson sul tetto

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Non è un gran periodo questo, c’è poco da fare. Non sono per nulla in forma, ché gli strascichi invernali non mollano la presa; non ho voglia di fare niente, mentre invece ho un milione di cose che devo fare; ho una casa che urla disperata, ma con il Pripi a casa per più di un mese e mezzo (parentesi settimana bianca a parte) ho passato tre quarti delle mie giornate a fare gare di Formula Uno oppure a disegnare e quindi non definirei questo periodo esattamente produttivo; ho pure tantissime cose che vorrei fare, che so? quelle decine di passatempi che coltiverei, se avessi più tempo e meno imprevisti; ho tremila idee per il blog, ma questa settimana la voglia di scrivere non c’è stata, ho letto qua e là i vostri post, ma non ho lasciato neppure un commento, perché … era troppo faticoso. Spiacente, ma non ce l’ho fatta.

9 marzo 2014

Un treno per Carnevale (quando l’impossibile diventa possibile) - 4/4

(continua da qui)

Eravamo arrivati ormai al tanto atteso Giovedì Grasso, che se fosse stato un po’ più lontano sarebbe stato meglio, perché probabilmente il Pripi sarebbe riuscito a guarire, io avrei potuto partecipare allo spettacolo dei burattini, che era stato programmato l’anno scorso, e il costume avrebbe potuto essere indossato. E, invece, nulla!

Così, a malincuore, ho aperto l’armadio e ho messo tutto da parte in attesa del Carnevale 2014: il costume pareva sufficientemente largo per poter essere ancora utilizzato, sarebbe bastato solo completarlo, aggiungendo quel paio di cosette che avevo in testa.

8 marzo 2014

Un treno per Carnevale (quando l’impossibile diventa possibile) - 3/4

(continua da qui)

Una volta verificata la fattibilità dell’elemento tridimensionale, che è quello che, sinceramente, mi preoccupava di più, il lavoro è stato relativamente semplice, forse un po’ lungo, ma nulla di particolarmente difficile.

Per prima cosa ho preparato il cartamodello. Se la mia insegnante di cucito avesse visto, come l’ho preparato, le si sarebbero rizzati i capelli in testa, perché ho semplicemente fatto distendere il Pripi sul foglio di carta velina e … l’ho contornato. Ok, non si fa, non si dovrebbe fare, ma io invece ho agito senza neppure troppi scrupoli. Comunque poi, e lo dico a mia discolpa, l’ho regolato con tanto di gomma, matita e squadra.

6 marzo 2014

UN TÈ DENTRO L’ARMADIO (8/2014) - I crauti della Fede

I crauti della Fede sono ormai un’istituzione, perché tutti quelli che li hanno assaggiati si sono leccati i baffi, hanno chiesto il bis e spesso il seguito, sperticandosi in complimenti, mormorando frasi del tipo come li fai tu non li fa nessuno, spesso dividendosi quelli avanzati con sguardo bramoso, della serie ho il pranzo assicurato pure domani!

L’inizio in pompa magna  di questo post non vi deve ingannare: non me la sto tirando (anche che se sono conscia che i crauti mi vengano particolarmente bene), semplicemente è un periodo che non ho la minima voglia di cucinare, preparo sempre le stesse cose con scarso entusiasmo, spesso scagliono la cena al marito, che si offre volontario (e ti pare che in simili circostanze non ne approfitto?) e dunque, in pratica, mi sto semplicemente spronando, ricordando che, quando mi metto, in fondo so anche preparare qualcosa di buono.

Per l’appuntamento di oggi, quindi, vi lascio la ricetta dei miei crauti, che in realtà è solo il racconto di come li faceva mia nonna e, come tutte le ricette di un tempo, è un po’ approssimativa, perché le nonne andavano molto ad occhio e gli ingredienti o le dosi potevano anche variare da una volta all’altra.

L’ultima volta li ho fatti così.

Ingredienti (per 6/8 persone, che mangiano parecchio)

  • circa 3 kg di crauti (mia nonna avrebbe precisato: solo i Zuccato!; è chiaro che tutte le volte in cui ho usato i crauti freschi o quelli di altre marche, mi sono sentita davvero in colpa!)
  • 2 luganeghe fresche (circa 500 gr), ma che siano rigorosamente quelle trentine
  • 4 belle fette di carré di maiale
  • 650 gr di puntine di maiale
  • 1 fetta di pancetta fresca (circa 250 gr)
  • 1 fetta di pancetta affumicata o stufata (circa 250gr)

Procedimento

Ricoprite il fondo di una pentola alta con una buona quantità di olio di oliva (poco meno di un dito).

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Il passaggio successivo può essere variamente interpretato, perché esistono due precise scuole di pensiero: c’è chi lava i crauti e chi, invece, si rifiuta di farlo, ritenendo questa pratica una specie di eresia. È semplicemente una questione di gusti: lavando i crauti, si attenua il loro sapore leggermente acido. Io procedo, lavandoli, esattamente come faceva mia nonna.

Una volta lavati e scolati ben bene dall’acqua, metteteli dentro la pentola e cominciate la cottura a fuoco moderato.

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Nel frattempo preparate la carne, che va tagliata in pezzi piuttosto grossi, ad esclusione delle luganeghe che vanno lasciate intere e tenute da parte.

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Assicuratevi sempre che sul fondo della pentola ci siano acqua e olio a sufficienza, affinché i crauti non si attacchino. Durante la prima parte della cottura non è necessario aggiungere acqua, specie se avete precedentemente lavato i crauti, procedendo – invece – è necessario aggiungerne almeno un paio di bicchieri.

Preparate un pentolino pieno d’acqua per cuocere le luganeghe.

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Dopo almeno mezz’ora di cottura la carne può essere aggiunta ai crauti, ma – attenzione! – non va mai aggiunta tutta insieme. Si deve procedere con ordine: prima quella che richiede un tempo maggiore di cottura (nel nostro caso le puntine di maiale); quella che ci mette meno tempo (i due tipi di pancetta); quella che abbisogna solo di una scottata. E’ evidente che fra un’aggiunta e l’altra deve passare almeno un quarto d’ora, in modo che la carne si possa cuocere e amalgamare bene ai crauti.

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Le luganeghe richiedono una preparazione particolare. Vanno bucate con i rebbi di una forchetta e messe per qualche minuto nell’acqua bollente, in modo che possano perdere quanto più grasso possibile. Non esagerate con la cottura per non renderle troppo dure, toglietele dall’acqua e affettatele non troppo sottilmente.

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Le luganeghe vanno messe nel pentolone proprio all’ultimo, quando tutto il resto è ben cotto.

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Quanto ci vuole dunque per preparare i crauti? Calcolate almeno due ore complessive, procedete con una cottura lenta, i tempi che vi ho dato sono indicativi e non cambia nulla, se cuocete per più tempo il tutto. L’unica cosa da tenere presente è che la carne non deve sfaldarsi, quindi dovete regolarvi da soli in base al tipo che avete acquistato (anche qui è una questione di gusti).

Generalmente preparo il pentolone il giorno precedente, perché spesso succede che lo stesso pentolone vada in trasferta, vagando alla ricerca di polente fumanti cotte sul fogolar (che io purtroppo non ho), desiderando accompagnarsi a cunèi (= conigli) ben ben rosolati oppure a spezzatini con un sughetto prelibato. Il che è successo nelle ultime due trasferte a casa di parenti e di amici.

Eccolo, dunque, il pentolone pronto per il viaggio.

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Colgo l’occasione per rendere omaggio – con le immagini seguenti – a chi ha ospitato il pentolone sul proprio fogolar e a chi si è abbuffato indegnamente e senza ritegno, facendomi comunque onore.

Trasferta 1 (dal camperista che mi legge con – cito – i panini davanti al pc e che non capisco perché io continui a sopportare, viste le amorevoli e reiterate prese per i fondelli degli ultimi vent’anni!)

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La verità è che lassù, se magna sempre ben, anche senza il pentolone dei crauti a seguito.

Trasferta 2 (presso Cunel e Maestrina dalla Penna Rossa, cioè in un altro lassù, quello dove osano le aquile e dove ormai i veri protagonisti della scena non siamo più noi, ma le nuove generazioni!)

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So che vorreste sapere di chi è la mano che sta attingendo spudoratamente allo spezzatino … ma tanto non ve lo dico.

Evviva i crauti! Con i crauti non sei mai solo!

 

Attendo impaziente la vostra proposta di oggi!

Qui trovate tutte le informazioni relative a Un tè dentro l’armadio.

 

Abbiamo parlato di:

CUCITO con

RICAMO con

MAGLIA con

DECORAZIONI con

GIARDINAGGIO con

CUCINA con

La mia vita, aspettandoTi - Il bel lardo addormentato su schiacciata di noci

Africreativa - Budino di riso

LIBRI con

Pinkg - Di spiagge e di grandi domande

FOTOGRAFIA con

IDEE CASA con

VIAGGI con

Dolcezze di mamma - Dell'Odissea

NATALE con

IDEE RANDOM con



Aggiornamento del 10 settembre 2017

Questo post partecipa a

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5 marzo 2014

Un treno per Carnevale (quando l’impossibile diventa possibile) - 2/4

(continua da qui)

Sì, l’immagine piaceva a tutti e due, ma questo non risolveva certo il problema della realizzazione. Quindi, almeno inizialmente, procedevo un pochino a tentoni, verificando la fattibilità, ipotizzando soluzioni e cercando di avere un quadro il più preciso possibile del lavoro da fare.

Lo schizzo qui sotto riproduce, più o meno, l’idea di quello che avevo in mente. L’avevo buttato giù (grazie alla mia grandissima abilità pittorica), ispirandomi ovviamente al trenino di Chuggington, soprattutto per visualizzare la posizione della figura sul costume.

4 marzo 2014

Un treno per Carnevale (quando l’impossibile diventa possibile) - 1/4

Quando, nell'ottobre 2012, il Pripi mi ha detto Mamma, mi vesto da treno! sono rimasta un attimo disorientata. Non tanto per il fatto, che si volesse mascherare da locomotiva – allora era treno dipendente - quanto perché la richiesta si era materializzata dal nulla senza alcun riferimento al Carnevale, passato o futuro che fosse. Fra il resto, nel febbraio precedente, la sua prima festa in maschera non era stata poi così apprezzata, anzi, direi quasi che il Carnevale non gli era proprio piaciuto. Quindi davvero sono caduta dalle nuvole.

Accantonata la sorpresa, ho preso nota dell'intenzione e mi sono fatta un appunto sull'agenda. Anche perché, vista la precedente esperienza, non avevo la minima intenzione di fare un’altra corsa, soprattutto con un costume di questo tipo.

Quando il pargolo non collabora - Il costume da fantasma

Mio marito ed io non abbiamo mai amato il Carnevale, perché non ci piace la confusione, non sopportiamo gli assembramenti di persone e siamo abbastanza allergici al clima festaiolo a tutti i costi. Questo non significa certo che non ci siano state occasioni di partecipare ad eventi carnascialeschi, perché non siamo orsi fino a questo punto, però – ecco – questo genere di feste non è esattamente nelle nostre corde.

Per questo motivo durante i primi anni del Pripi ogni accenno a rituali, usanze e abitudini di questo periodo è stato accuratamente evitato, tanto che, quando nostro figlio è arrivato alla scuola materna, non avendo neppure frequentato il nido, il Carnevale è stata tutta una scoperta.

1 marzo 2014

Mi sono vestita da clown!

Ah, ah, ah, ah, ah, ah! Chi mi conosce, si starà già sbellicando dalle risate, me lo immagino. A questo qualcuno basterà leggere il titolo, senza inoltrarsi nella lettura, per ridere a crepapelle. E, in effetti, se non fossi qui a scrivere, riderei pure io, rotolandomi persino per terra (sarebbe pure lecito).

Perché? Ma semplicemente perché a me il Carnevale non piace, non mi è mai piaciuto e non l’ho praticamente mai festeggiato (e questa è cosa nota). Da piccola mi sono travestita due sole volte: la prima, in terza elementare (credo), da Biancaneve (con tanto di collo inamidato che, però, cadeva sempre giù), la seconda in quarta elementare (qui ne sono certa) da contadina. Fine della carriera.