Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

DIETRO LE ANTE


DIETRO LE ANTE ovvero LE CATEGORIE DEL BLOG


Craftroom

Non sono sempre stata creativa. Direi che, anzi, ho scoperto abbastanza tardi la mia creatività.
Non sono neppure una creativa compulsiva, perché posso stare anche parecchio tempo senza fare nulla di manuale.
Ecco, potrei definirmi una creativa-quando-serve, perché di solito mi metto all'opera, quando ho un'esigenza precisa da soddisfare.
Faccio un po' di tutto senza essere esperta di nulla, ma ottengo spesso buoni risultati, perché sono sufficientemente cocciuta da volerne ottenere uno e abbastanza perfezionista da non riuscire ad accontentarmi. Diciamo che, per fortuna, sono più le volte che me la cavo che quelle in cui faccio pasticci.
Ma non fatevi ingannare, non è tutto oro quello che luccica: pur amando le mie attività, dopo imprese titaniche, che sconfinano nel masochismo, arrivo tranquillamente ad odiarle e ad abbandonarle anche per parecchio tempo.
Sono, insomma, creativamente instabile!

On the road
Non mi piace andare in giro, amo stare a casa.
Non mi chiedete, dunque, di andare a fare quattro passi, tanto per fare qualcosa: io so già come trascorrere le mie giornate. Non proponetemi neppure una passeggiata, semplicemente perché il tempo è bello e con un sole così non si può stare rinchiusi: questo lo dite voi, se ho in mente qualcosa, il cielo azzurro mi mette solo di buon umore e lavoro meglio. Non suggeritemi neppure di andare a prendere aria che fa tanto bene: io sto già bene, facendo quello che mi piace fare.
Vivo, dunque, da reclusa? Assolutamente no.
Mi piace andare a zonzo, ma solo quando ne vale veramente la pena, quando l'uscita, la gita, il viaggio danno davvero soddisfazione, quando hanno uno scopo ben preciso, quando posso vedere qualcosa di nuovo, quando posso scoprire, imparare, fare un'esperienza nuova.
Amo il mare, ma anche la montagna (incredibilmente, perché non è sempre stato così). Sono pazza per la campagna e per i piccoli centri sperduti nel nulla, dove la vita scorre con i ritmi di un tempo. Detesto i laghi, a meno che non siano specchi di acqua purissima in luoghi praticamente inaccessibili. Mi piacciono le città d'arte e i grandi musei, ma apprezzo soprattutto quelli più piccoli, che nascono dalla passione di uno o di pochi.
Adoro tutto ciò che ha una storia da raccontare.
Sono molto on the road, ma a modo mio.

Sul comodino (già L'angolo morbido)

L'angolo morbido è in molte scuole materne lo spazio dedicato al riposo, alla meditazione e alla lettura. E come non appropriarsi di questa immagine di libri e cuscini, di pantofoline e pagine sfogliate, di figure e relax?
Per quanto io sia una che, presa da un libro, riesce a leggerne bei paragrafi persino mescolando il sugo (eccome se lo faccio!), associo le mie migliori letture a posti comodi.
Si contendono il primato: letto (soprattutto delle vecchie caravan e del camper), sdraio (imbottita di asciugamani da spiaggia), amaca (idem, ma con supplemento dondolio). Il divano non è mai entrato seriamente in competizione.
Ma avete presente l'alchimia che si crea mischiando confort fisico e pagine fruscianti? Ma la mente vola! E più sprofondi nel morbido e più ti immergi nella narrazione.
In epoca pre-Pripi mi immergevo anche fisicamente (sotto le coltri), leggendo fino a tarda ora con una lampadina fornita gentilmente dal consorte desideroso di dormire.
Adesso non mi immergo più, perché se lo faccio, con il mal di schiena che mi ritrovo, mi devono estrarre con il carro attrezzi.
In compenso ho un nuovo paio di occhiali da presbite che fa molto intellettuale.
Nonostante questo non leggo più come una volta e sul mio comodino, oltre ai libri, è comparso da qualche anno uno strumento infernale, che mi permette di rimanere connessa al mondo in quasiasi momento. Così, se da un lato leggo molto più online, leggo molto meno offline.
Peccato, però, i libri sono tutta un'altra cosa!

In cucina (già Pentoline)

Non si capisce come una come me abbia imparato non solo a far da mangiare, ma anche a cucinare (ché sono due cose completamente differenti). Un bel risultato considerato il mio antico e perpetrato disinteresse per il cibo in ogni sua forma.
Non certo una questione di linea (di quella non me ne è mai importato molto, neppure nei momenti in cui sarebbe stato opportuno almeno porsi il problema), semplicemente non mi piaceva nulla e le quattro o cinque cose che mangiavo volentieri non potevano neppure essere considerate gastronomia.
La pasta al tonno deve essere stato, se non il primo piatto cucinato, sicuramente il primo descritto negli appunti da me presi in una delle rare occasioni in cui rimanevo da sola in campeggio con mio fratello, più o meno al tempo del liceo. I miei genitori non c'erano e bisognava pur mangiare. Ed io ero veramente impedita.
Quegli appunti me li ricordo benissimo (e non escludo possano esistere ancora fra i ricettari della mia mamma), scritti meticolosamente su una specie di notes, che altro non era che un vecchio blocco delle fatture non utilizzato della ditta di mio padre, pagine verdine alternate a pagine color crema di morbidissima carta su cui la biro scorreva meravigliosamente.
Non mi sono mai appassionata alla cucina, cioè non tanto da farne il mio hobby per eccellenza, ma ho avuto belle soddisfazioni, soprattutto in occasione di cene fra amici, cucinando anche per molte persone. 
Il raptus culinario mi prende ancora di tanto in tanto, ma sto diventando decisamente pigra, me ne rendo conto. 
E se mi sfidassi ad affrontare, finalmente, i tre giganteschi volumi de Le ricette di Squitty, copiosa raccolta di mai cucinati, che occupano un'intera mensola della mia cucina?

L'angolo verde (già Il giardino incantato)

Abitando in una mansarda cittadina, ho sempre sognato di avere un giardino. Nella bella stagione guardavo con invidia gli spazi verdi delle altre abitazioni, fossero anche solo balconi o terrazzi delle dimensioni di un fazzoletto.
Il tentativo di avere un qualcosa di vagamente somigliante ad un'aiuola mi ha portato, negli anni, a riempire i minuscoli davanzali di casa mia con vasi, vasetti e cassette di ogni tipo, arrivando ad appendere cestini in doppia fila, che sfidavano le leggi di gravità e che costringevano la mia schiena ad una ginnastica non desiderata. 
Il clima della mia città (freddo in inverno, rovente in estate) non favoriva poi certo la riuscita dei miei progetti.
Così, con il passare del tempo, sono arrivata all'eliminazione pressoché totale delle piante dai davanzali (e luce fu fra il resto), eliminando persino i cestini pensili che, collocati lì per anni, erano diventati tutt'uno con il muro.
Se il clima cittadino ha smorzato i miei entusiasmi per quel che riguarda le piante esterne, è stata l'incuria a decimare le mie numerosissime piante da appartamento. Negli ultimi anni ho toccato veramente i minimi storici e il vuoto che mi circonda è veramente spettrale.
Con l'acquisto della casa per le vacanze è arrivato anche un giardinetto, che per me è una specie di parco.
La trasformazione da terreno incolto e disordinato ad angolo verde da rivista è veramente lenta e ben lungi da essere completa, ma nutro ancora delle speranze.
Per il momento, dunque, mi sfogo lì.

Istanti (già Carpe Diem)

Nell'era della pellicola il concetto di carpe diem era chiaro solo ai fotografi professionisti o meglio solo loro riuscivano veramente a cogliere l'attimo.
Tu, con le foto-contate-che-il-rullino-sta-finendo, mica potevi fare tanto il brillante.
Già lo sviluppo ti costava un patrimonio, se poi neppure riuscivi a centrare il passerotto, che mangiava le briciole dalle manine del pupo adorato, perché si alzava in volo spaventato dalle urla terrorizzate del medesimo pargolo, e fotografavi, se andav bene, solo un pezzo di coda del volatile, allora l'unica cosa che carpivi era una bella incazzatura.
Adesso anche gli impediti hanno più probabilità di cogliere l'attimo, perché scattare tanto o poco non fa molta differenza. Certo poi, magari, i risultati non sono comunque eccelsi, ma è sempre un passo avanti.
Io appartengo, senza dubbio, alla categoria degli impediti, che a forza di scattare sono riusciti a sganciarsi dal giogo del sorriso stampato da mamma del Mulino Bianco, dal fermo-immobile-sennò-la-foto-viene-mossa, dal cambiamo-almeno-lo-sfondo- altrimenti-le-foto-sono-tutte-uguali.
Eliminate queste preoccupazioni di ordine pratico anche l'impedito può seguire l'ispirazione e lasciarsi andare. Se poi è dotato di una buona macchina fotografica, riesce anche ad ottenere buoni risultati.
Male che vada c'è il foto ritocco!

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