Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

ARMADIO


L'armadio è qui un luogo ideale.
Nonostante esista fisicamente, come ho avuto modo di dire nella storia che vi ho raccontato, l'ho scelto come simbolo del mio mondo creativo, come contenitore immaginario delle mie passioni e dei miei hobbies, anche quelli che con esso non hanno nulla a che fare.
La scelta non è stata casuale, perché dietro le ante, ben ordinato, c'è tutto l'occorrente per il ricamo che è stato senza dubbio il mio primo vero passatempo.
Qui si ritrova anche un gruppo di fedelissimi, i lavori incompiuti, che lo hanno eletto a loro stabile dimora.
Non li ho mai cacciati definitivamente, cosa che in molti casi ho pensato di fare, ho preferito farli rimanere, sempre nella speranza di ....
Credo meritino comunque rispetto, perché fanno parte integrante del mio percorso, sono gli errori da cui ho imparato.
 Sorvolerei sul fatto che la loro presenza prolungata ha regalato all'armadio il lugubre appellativo di armadio dei morti e in effetti la parte bassa dell'armadio è una specie di cimitero. Molto ben tenuto, non c'è che dire, ma di cimitero pur sempre si tratta.
L'armadio è il luogo delle mie soddisfazioni personali (escluse quelle di tipo privato e familiare, si intende), della mia realizzazione, del mio benessere.
È luogo di sperimentazione, di tentativi, di sfida personale.
Sono autodidatta in molte cose e per questo motivo ogni traguardo raggiunto ha un sapore speciale.
Sono sempre rimasta fedele al proverbio tentar non nuoce: il tentativo è utile, fa crescere, fa conoscere i propri limiti, dà lo stimolo per superarli. Basta non farsi venire troppi dubbi, aver fiducia nelle proprie capacità e lanciarsi in ogni nuovo progetto con allegria.
Cosa abbiamo da perdere?


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