Le mie cose sono troppe. Quale butti giù dalla torre? Nessuna.

Ma come faccio a farle tutte? Una alla volta.

10 gennaio 2015

Capodanno 2000: Parigi (II parte)

Piaciuta la prima parte del nostro viaggio? Pronti a continuare?

Prima di proseguire, però, voglio fare questa precisazione. Noi non ci rendevamo minimamente conto, che il maltempo sotto i nostri occhi era, in verità, la coda di quella che è stata chiamata La Tempesta del Secolo.

Un vago sospetto, che stesse succedendo qualcosa di strano, in effetti, ci venne, ma la conferma si ebbe solo con la telefonata di una nostra amica, esordita con un deciso ma dove ‘azz siete?. Esordì proprio così, prima di renderci edotti sugli eventi.

Nonostante questo, non squassandoci più di tanto, riprendemmo il nostro viaggio con una certa tranquillità, perché primo avevamo un obiettivo e secondo eravamo noi a seguire la tempesta, non la tempesta che seguiva noi! Dunque, qual’era il problema?

(dal diario di bordo 28 dicembre 1999)

Ci svegliamo durante la notte ed un silenzio assurdo per un autogrill di un’autostrada così importante ci insospettisce un po’. Guardiamo fuori dal finestrino e vediamo tutto bianco. Non solo: un forte vento fa sì che la neve colpisca, quasi fosse sabbia, le pareti del Mizar. Siamo nel bel mezzo di una bufera. Lo spettacolo è bellissimo e, vista la stanchezza, non ci preoccupiamo più di tanto. Ogni decisione è rimandata al mattino.

Per fortuna, quando ci svegliamo, la situazione è decisamente migliorata: il cielo è grigio, non nevica più e vediamo le automobili sfrecciare normalmente lungo le corsie autostradali.

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Riusciamo a partire verso le 9.00-9.30.

Si riparte!

Facciamo rifornimento a Metz e via lisci fino a Parigi. Il viaggio prosegue bene, anche se il tempo non è fantastico.

Miseria, come facevamo ad esaltarci per un po’ di colore? Doveva essere veramente grigio, eh!

Ci si accontenta di poco!

Riusciamo comunque a goderci lo spettacolo di un paesaggio sempre molto vario, che si sussegue fuori dai nostri finestrini. In estate, qui, deve essere veramente bellissimo, anche perché attraversiamo zone poco abitate, ancora molto rurali. Insomma il nostro genere di posti.

Le tracce della tempesta dei giorni scorsi continuano a rimanere evidenti, anzi si accentuano ancora di più, man mano che proseguiamo.

Arrivati alle porte di Parigi, ci fermiamo in un’area autostradale per studiare con attenzione il percorso. L’attraversamento di una città come questa non può sicuramente essere lasciato al caso. Non vogliamo essere impreparati di fronte alle numerose strade, che incroceremo, non vogliamo assolutamente rimanere in dubbio sul da farsi su una strada con quattro o più corsie, con macchine sfreccianti da ogni lato.

Ben caricati, vigili, attenti entriamo nella Périphérique, un anello circolare, che gira attorno all’intera città. Descrivere l’impressione di grandezza, che ci coglie fin da subito è difficile. Tutto è ben oltre la nostra immaginazione.

Svincoli, cartelli stradali, automobili sono in numero nettamente superiore al previsto. Tuttavia riusciamo ad orientarci senza problemi.

E qui va aperta una parentesi. Incredibile, ma vero: a quel tempo ci si riusciva a muovere pure senza quell’orribile oggetto, che è il navigatore satellitare. Quello con la voce da idiota, maschile o femminile poco importa, quello che ti domandi, se ti prende per i fondelli oppure no, quello che si diverte a darti indicazioni sbagliate al limite dell’assurdo, quello che ogni tanto precipita per terra, facendoti rischiare la vita per recuperarlo, quello di cui, credeteci, ne possiamo fare benissimo a meno!!! (a noi l’hanno regalato anni fa, ma io lo odio in maniera viscerale).

Attraversiamo chilometri e chilometri di case con una domanda, che ci frulla nella mente: ma qui siamo a Parigi? o in periferia? Troppo impegnati nella guida non sappiamo darci una risposta. Solo quando intravvediamo, in mezzo agli edifici, la punta della Tour Eiffel, diciamo finalmente: ecco Parigi, un sogno che si avvera.

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(cartolina originale del diario)

Usciamo dalla Périphérique in corrispondenza del Bois de Boulogne e, massimamente concentrati, ci avventuriamo  alla ricerca del campeggio. Lo troviamo dopo un giro un po’ vizioso, ma senza particolari difficoltà. Entriamo al ‘Camping du Bois de Boulogne’ alle 14.00 sotto uno scroscio di pioggia mista a grandine.

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Pagato in anticipo fino al 31 dicembre, ci viene fornito un codice, che ci consente di aprire la stanga a nostro piacimento.

Questi piccoli dettagli per un non camperista sono forse ridicoli e non meriterebbero trascrizione, ma sono notizie fondamentali, che si fissano nel tempo e possono sempre tornare utili. In questo caso, dunque, il fatto che ci fosse questo tipo di apertura della stanga sembrava evidentemente roba da fantascienza, altrimenti non l’avremmo annotata.

A malincuore scopriamo, che non ci sono più piazzole con la corrente elettrica. Facendo buon viso a cattiva sorte, scegliamo una piazzola piana e comoda nella parte più alta del camping (cosa che si rivelerà, in seguito, quanto mai opportuna).

Una rapida ispezione ci rivela una grande ala chiusa in quanto allagata e fortemente danneggiata dal maltempo.

Approfittando di una schiarita, ci avventuriamo a piedi lungo l’Allée de Longchamp, che taglia in diagonale l’intero Bois de Boulogne. Si rivela lunga eterna e solo dopo un’ora di cammino giungiamo alla stazione RER di Avenue Foch. Qui ci procuriamo la ‘Paris Visite’, che ci permetterà di usufruire liberamente di tutti i trasporti pubblici parigini per cinque giorni.

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Confondendo la RER con il Metro, saliamo sul primo convoglio in arrivo, ma ci rendiamo conto ben presto, che il susseguirsi dei nomi delle fermate non è quello giusto, scendiamo al volo e ci ritroviamo in una zona completamente sconosciuta. Solo dopo una laboriosa ricerca riusciamo a trovare la stazione del Metro più vicina e quindi ad orientarci.

Raccontarvi questo nostro viaggio, mi sta facendo venire in mente dettagli non trascritti e sensazioni provate. Bene, ricordo benissimo quel momento, in cui ci sentivamo due perfetti cretini brancolanti nel buio. Per carità nulla di preoccupante, mica eravamo in una giungla tropicale, però veramente non fu facile orientarci di nuovo. E tenete conto che mio marito ha una bussola dentro la testa!

Ci riesce così di raggiungere la tanto agognata Tour Eiffel. Appena usciti dal Metro abbiamo l’impressione, che si tratti di un’antenna televisiva un po’ cresciuta. Solo ai suoi piedi ci rendiamo conto delle sue reali dimensioni. L’emozione che proviamo è davvero fortissima.

Ciò che più sottolinea l’enormità della costruzione sono le campate, che la staccano dal terreno. L’impressione è ulteriormente rafforzata dalle migliaia di lampadine, che la illuminano nella sua veste notturna.

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La qualità di queste immagini lascia molto a desiderare: in notturna, senza cavalletto, macchina fotografica non digitale, passaggio nello scanner; però sono le foto originali del diario; notate la scritta J –4, cioè –4 giorni sul conto alla rovescia.

Approfittiamo di una cabina telefonica in prossimità di uno dei quattro ingressi per chiamare casa.

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Caspita, qui era preistoria, eh!!! C’erano le cabine telefoniche, ve le ricordate? Un cellulare ce l’avevamo già, ma era troppo costoso telefonare dall’estero con quello, l’avevamo portato solo per emergenza.

Appagati da questo primo, rapido contatto con il simbolo della città ci ritiriamo volentieri nella nostra casetta, utilizzando prima la metropolitana e poi l’autobus.

(continua)

Squitty dentro l'armadio

01b.-Parigi_thumb1

20 commenti:

  1. Wow...quanti ricordi vividi hai! Bello però. Emozionante! La foto sotto la mitica torre, amche se scura rende benissimo la dua maestosità. E poi e poi e poi???? Ma la piazzola senza corrente elettrica...? Non funzionava nulla? Oddio, non so niente di camper ma immagino funzioni come in una barca a vela...? Niente luci, niente acqua calda...insomma...come avete fatto??
    Curiosa curiosa ♡♡♡

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    1. La corrente elettrica non è indispensabile, perché il camper è dotato di doppia batteria: quella del motore, naturalmente, e quella dei servizi. Ed è questa che fa funzionare luci e pompa dall'acqua. Il frigo in mancanza di rete elettrica funziona a gas, come il riscaldamento, oppure con la batteria, opzione questa che si usa quando si è in movimento. Certo non è che uno si comporta come a casa,bisogna fare una certa attenzione, perché la batteria ovviamente, in inverno in particolare, si scarica e se non sei in movimento mica si ricarica. Qualche giorno di autonomia comunque c'è.
      Anche l'acqua calda c'è, perché il boiler funziona a gas.

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  2. scrivi così bene che mi sono emozionata ....mi e sembrato di vivere in prima persona la bella esperienza ...un vero diario di bordo ... capitano ....
    immagino che anche il seguito sarà bellissimo ... un abbraccio
    giusi

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  3. Complimenti un bellissimo reportage!. Mi hai fatto ricordare il nostro viaggio a Parigi con la roulotte nei primi anni novanta. ♥ Paris est toujour Paris♥
    Buona Domenica

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    1. Ciao, Verbena! Campeggiatrice pure tu? Ma beneeeeeeee!!!!

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  4. Io ho fatto molte vacanze in camper con i miei genitori, le migliori vacanze.
    E capisco che certi "dettagli", non sono certo di poco conto.
    Io non ho mai avuto un navigatore satellitare.... ci muoviamo ancora con quello cartaceo (cartina) e quello vocale (giù il finestrino e chiedi a un passante).
    Buona domenica. =)
    Dani

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    1. Guarda, Daniela, fosse per me il navigatore finirebbe direttamente nel bidone, lo trovo di un'inutilità assoluta.
      Oltretutto lo ritengo pure inaffidabile.
      Il vero navigatore sono io!!! Cioè, lo sono stata negli anni, adesso sono troppo impegnata a giocare con il pargolo.

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  5. Ma che avventura! Non vedo l'ora di leggere il seguito.Certo che ne avete passate delle belle.
    Quanti viaggi abbiamo fatto anche noi con il camper. A volte ti domandi come "sei sopravvissuta"!
    Concordo sui dettagli che sembrano inezie e invece sono così importanti per un camperista!
    Grazie e un abbraccio Maria

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    1. Arriverà presto il seguito, non preoccuparti.
      Il bello del camper è proprio questo vivere delle avventure.
      Baci, Maria!

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  6. Incredibile fino a qui il vostro viaggio... un sogno avventuroso davvero! E la torre Eiffel!!!! Quanto mi piacerebbe vederla dal vivo!
    Beh, ora aspetto il seguito! :D

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    1. Non scappa la Tour Eiffel, arriverai a vederla pure tu!!!

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  7. Noo le piazzole senza corrente elettrica... un incubo per chi ha (come me) il caravan!!!

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    1. Con il caravan è impossibile, ovvio!!! Con il camper si può fare!

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  8. unico e ultimo uso del navigatore da parte mia: anni fa devo andare in una strada dalla parte opposta di Torino e arrivo quasi a Milano, non la via, la città
    (se il tema sarà New york allora risponderò a questa di parigi)
    see you soon, baby
    carmen

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    1. Ecco appunto!!! New York ...... chissà, tutto può essere!!!

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  9. Io senza il navigatore sarei "persa". Quando ancora non esisteva da Asti sarei dovuta andare al Sassello e non so come sono arrivata al mare senza nemmeno vederlo, eppure era lì giuro, non l'avevano spostato...mistero!!!
    Quanto a te, un'avventura davvero memorabile, siete stati bravi, grande spirito d'avventura!

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  10. Davvero avventuroso!! Anche la nevicata ha fatto la sua parte..., avete affrontato questa esperienza col giusto spirito, non lasciandovi scoraggiare... Bravi!! Sarà bello leggere il seguito..., Buona serata!!!
    Carmela e Davide

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